PEPITA ONLUS
IVANO ZOPPI

#SOLOPERTE è la mostra fotografica itinerante ideata da Pepita Onlus e Dajko Comunicazione per raccontare il #sexting dal punto di vista dei ragazzi. Vogliamo portarla in 5 scuole periferiche e in contesti a rischio e dare ai ragazzi e ai docenti strumenti per prevenire e arginare il fenomeno

#SOLOPERTE è la mostra fotografica itinerante ideata da Pepita Onlus e Dajko Comunicazione per raccontare il #sexting dal punto di vista dei ragazzi. Vogliamo portarla in 5 scuole periferiche - 2 a Milano, 2 a Perugia e 1 a Bari – dove Pepita Onlus Ha le sue sedi. Obiettivo: dare ai ragazzi e ai docenti strumenti per prevenire e arginare il fenomeno. In Italia 2 adolescenti su 5 haNNO fatto sexting almeno una volta e il primo messaggio con contenuto sessuale viene inviato da ragazzi che hanno un’età compresa tra gli 11 e i 14 anni. Il 10% degli adolescenti (1 ragazzo su 10) ha fatto selfie intimi o senza i vestiti e il 3% pubblica queste foto intime sui social network per mettersi in mostra. L’allestimento, in 19 pannelli mobili e leggeri con foto a tutto campo, è lo spunto per stimolare nei ragazzi un cambiamento, un’assunzione di responsabilità verso se stessi e un atto di rispetto verso gli altri. Il termine SEXTING, che nasce dalla crasi delle parole sex e texting, definisce lo scambio di messaggi di testo, foto, video con un contenuto marcatamente sessuale. Una manifestazione sociale sommersa e in forte espansione, favorita dalla diffusione di applicazioni di messaggistica istantanea e social network che illudono i ragazzi sulla possibilità di condividere e poi cancellare i contenuti postati. Il percorso racconta la storia di Asia e del suo ragazzo attraverso i loro messaggi, scambiati via WhatsApp, riportati come didascalie su ciascun pannello. Le immagini vanno dal colore pieno alla dissolvenza, con un’immagine forte, al centro del percorso, che stabilisce il punto di rottura, il momento in cui tutto può cambiare se non si governa la propria esposizione in Rete, se non si protegge la propria preziosa identità. La lenta perdita di cromatismo delle foto chiude su uno scatto quasi bianco per rappresentare la totale perdita d’identità di Asia, che si è spinta oltre per quello che credeva Amore, quasi a dire: «Non sono più io. Queste foto non sono più mie».

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