Associazione chi come noi

Rappresentante legale: ilaria agretto

Categoria: sociale | Nov 21, 2018

Descrizione breve: questo progetto si ripropone di fornire ai ragazzi gli strumenti di lettura e prevenzione del fenomeno del cyberbullismo e sexting attraverso l'educazione ad un uso consapevole dei social network. È fondamentale un’azione educativa di fondo che consenta ai giovani di sviluppare una consapevolezza dei rischi connessi ai nuovi mezzi (spesso i giovani ne sono inconsapevoli) e nello stesso tempo rafforzare in loro le capacità personali e interpersonali necessarie per vivere le relazioni in modo costruttivo, responsabile e autodeterminato. È proprio dalla necessità di un dialogo con i ragazzi che nasce questo progetto, che si propone di renderli parte attiva all’interno di questo processo di conoscenza. L’obiettivo è partire dalle conoscenze in loro possesso, metterle in discussione e arricchirle, così da favorire un uso consapevole (e non un non uso) di questo nuovo mezzo di comunicazione.

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Descrizione completa: Perché, soprattutto i giovani, si appassionano tanto al web? Perché la rete permette di vivere moltissime esperienze rimanendo comodamente a casa, quindi in un ambiente protetto e con un’esposizione minima; permette di creare un’identità alternativa, in alcuni casi completamente opposta a quella reale, e aumentare così la propria autostima proponendosi agli altri in un modo del tutto nuovo, mantenendo contemporaneamente una “distanza di sicurezza”. Le nuove tecnologie hanno modificato in maniera massiccia i modelli di comunicazione: i “nativi digitali” hanno infatti innumerevoli possibilità di comunicare e condividere ogni luogo e momento della giornata, restando sempre in contatto e abituandosi poco sia a stare da soli che a sperimentare la noia. Ma chi sono i “nativi digitali”? Il termine si riferisce ai giovani nati a metà degli anni ‘90, che hanno sempre vissuto usando internet e i nuovi media e che potrebbero presentare le seguenti caratteristiche: ● Un’identità fluida, che si modella e trasforma costantemente; ● Una sorta di analfabetismo emotivo, cioè una mancanza di consapevolezza e di controllo delle proprie emozioni e quindi dei comportamenti a essi associati; ● Nuove modalità di relazione, che hanno nei social media il loro centro; ● Perdita del concetto di privacy, con tutti gli svantaggi e vantaggi del caso. La percezione di uno stato di connessione permanente trasforma l’esperienza tra vita on-line e off-line, modificando la natura e la qualità delle relazioni sociali e le pratiche di costruzione dell’identità, e contemporaneamente ridefinendo la relazione tra la sfera pubblica e quella privata. I rischi di questa ridefinizione risiedono in particolare nella non consapevolezza di ciò a cui si va incontro, nella sottovalutazione degli aspetti pericolosi semplicemente perché poco (o per nulla) conosciuti. In particolare, vi sono due fenomeni - in crescita ed in relazione tra loro - su cui è necessario soffermarsi: il “sexting” ed il “cyberbullismo”, due comportamenti considerati tra i rischi legati alla rete anche dalla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea (15 Novembre 2012). Con il termine “sexting” - combinazione dei termini “sex” (sesso) e “testing” (messaggio) - ci si riferisce all’invio di foto, video o testi sessualmente espliciti, spesso poi diffusi ad insaputa dell’autore, che si ritrova così vittima del secondo ed importante fenomeno: il “cyberbullismo”. Con questo termine, si fa riferimento all’uso delle nuove tecnologie (social network, chat sincrone, forum online, ma anche telefonate e messaggi) per intimorire, molestare, mettere in imbarazzo, far sentire a disagio o escludere altre persone. Inoltre, questa modalità di aggressione non prevede una relazione faccia a faccia tra il bullo e la vittima, da cui deriva la possibilità di agire nell’anonimato. L’aspetto preoccupante è che questi due fenomeni presentano un tasso d’incidenza sempre più alto tra i giovanissimi: Pisano e Saturno, che hanno rilevato per primi l’incidenza del fenomeno del cyber bullismo (2008), hanno indicato come circa il 14% degli adolescenti con età compresa tra 12-14 anni sia vittima di cyberbullismo, con percentuali che diventano più alte nelle scuole secondarie di secondo grado (16%). Inoltre, un’altra ricerca condotta da Berrone (2012; 2013) presso l’Università di Pavia ha sottolineato - in riferimento alla percezione di atmosfera morale della scuola – come il gruppo rappresentato dai cyberbulli frequenti e/o cybervittime occasionali appaia particolarmente a rischio di vivere il contesto scolastico come un ambiente psicosociale al quale risulta arduo sentirsi connessi. Un dato che deve far riflettere sulla necessità di prevenire forme di cyber bullismo è la crescita di questo fenomeno in Italia nel corso di questi ultimi anni, soprattutto quando le forme di aggressione sono mediate dal web. Uno studio recentissimo ha infatti mostrato come le percentuali di cybervittimizzazione arrivino al 25%, il 15% degli adolescenti intervistati si dichiari cyberbullo e circa il 9% del campione intervistato dichiari al tempo stesso di agire il ruolo di bullo/vittima, indicando la presenza di un’importante trasposizione di ruoli che non era così evidente nel bullismo tradizionale (Brighi,Guarini, Tomassoni e Genta, 2013). Allo stesso tempo, tuttavia, non solo i social fanno ormai parte della vita quotidiana ma presentano anche molte risorse. Nello spazio pubblico e interconnesso del web si coltivano, infatti, pratiche condivise di messa in pubblico del privato, inaugurando un senso inedito di intimità: stiamo sperimentando cosa significa vivere al tempo stesso qui e altrove, anche se spesso ne siamo solo in parte consapevoli. Ciò che prima si diceva tra quattro mura, oggi viene apparentemente diffuso nell’illimitata piazza digitale. Perchè apparentemente? Perchè, in realtà, il mettere in pubblico un’esperienza privata non è quasi mai un atto indiscriminato, soprattutto quando è agito in maniera consapevole: vengono spesso utilizzati diversi segnali linguistici, visivi, strutturali, così come riferimenti o allusioni ironiche capaci di selezionare il proprio pubblico. È proprio a questo che fanno riferimento i ricercatori dell’università Carlo Bò di Urbino quando parlano di “intimità connessa”: senza gli elementi di contesto, non possiamo giudicare superficialmente o narcisisticamente un messaggio. Inoltre, questo concetto ci permette di entrare in contatto con gli aspetti positivi e costruttivi di questo nuovo e potente mezzo di comunicazione: i social. Proprio il focus sugli aspetti positivi, ci consente di mettere in luce il fatto che i social non vanno esaltati ma neppure demonizzati. È fondamentale un’azione educativa di fondo che consenta ai giovani di sviluppare una consapevolezza dei rischi connessi ai nuovi mezzi (spesso i giovani ne sono inconsapevoli) e nello stesso tempo rafforzare in loro le capacità personali e interpersonali necessarie per vivere le relazioni in modo costruttivo, responsabile e autodeterminato. È proprio dalla necessità di un dialogo con i ragazzi che nasce questo progetto, che si propone di renderli parte attiva all’interno di questo processo di conoscenza. L’obiettivo è partire dalle conoscenze in loro possesso, metterle in discussione e arricchirle, così da favorire un uso consapevole (e non un non uso) di questo nuovo mezzo di comunicazione. Obiettivi generali Informare e far conoscere le dinamiche e le conseguenze del fenomeno del cyber bullismo, al fine di dare strumenti di prevenzione e di gestione là dove il fenomeno è già presente. Educare i ragazzi ad uso consapevole dei social network. Obiettivi specifici Informare sulla natura e sulle dinamiche del fenomeno cyberbullismo, conoscendo i fenomeni del disagio giovanile che spesso si manifesta con la prevaricazione; Tutelare i ragazzi, utenti di Internet spesso inconsapevoli e per questo potenziali vittime e autori di reato; Combattere la cultura della violenza e dell’illegalità favorendo un confronto ed una elaborazione sugli stati emotivi suscitati dalle tematiche trattate; Promuovere la partecipazione attiva e consapevole della vita scolastica e di quartiere. Destinatari diretti Ragazzi tra i 15 e i 19 anni nelle strutture scolastiche. Metodologia Per la realizzazione del progetto si farà riferimento alla psicoeducazione per promuovere la diffusione delle informazioni mediante il confronto con il gruppo, permettendo così ai ragazzi di riconoscere e prevenire le condotte comportamentali disfunzionali. Inoltre si utilizzerà lo strumento del brain-storming per coinvolgere gli studenti nel processo di costruzione della conoscenza, favorendo la consapevolezza del tema trattato. Verrà utilizzata la tecnica del role-play, attraverso delle simulate che permetteranno di fornire maggiori spunti e considerazioni sul tema del bullismo. Per concludere il circle-time, per dar voce ai vissuti emotivi suscitati dalle informazioni ed immagini condivise. Mezzi È prevista, inoltre, la visione di 2 film che trattano le tematiche della violenza, del bullismo e del cyber bullismo, accompagnata dal confronto e dall’analisi di esperti del settore, a cui seguirà la compilazione di una scheda di lettura per verificare l’effettiva comprensione del video e dei dibattiti guidati. I titoli tra cui verranno selezionati i film, anche in base alle caratteristiche dei gruppi classe, sono: ● “Cyberbully”, film del 2011 diretto da Charles Binamé (durata 87 minuti). ● “Black Mirror: Caduta Libera (1 episodio della terza stagione)”, serie televisiva britannica ideata e prodotta da Charlie Brooker (durata 40 – 50 minuti). ● “Wonder”, film del 2017 diretto da Stephen Chbosky basato sull’omonimo libro bestseller di R.J.Palacio (113min). ● “Disconnect”, film del 2012 diretto da Henry Alex Rubin (115min). Tempi Sono previsti 6 incontri di 2 ore per classe, che saranno schedulati in base alle esigenze curriculari dell’Istituto purché venga garantita la continuità dell’intervento. Sono previsti inoltre altri due incontri di 1 ora per classe, uno introduttivo ed uno conclusivo rispetto all’intervento stesso.

http://www.associazionechicomenoi.it/

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